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«La comunità evangelizzatrice si dispone ad “accompagnare”. Accompagna l’umanità in tutti i suoi processi, per quanto duri e prolungati possano essere» (Francesco, Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium”, n. 24).

Il nostro quartiere, a differenza di molti altri della nostra città, ha una storia piuttosto recente. Lo sviluppo maggiore si è concentrato dopo la Seconda Guerra Mondiale con il boom edilizio che ha coinvolto Verona.
Prima di questo periodo, grandi distese di terre coltivate (soprattutto a pesche) occupavano gli spazi dove oggi sono presenti abitazioni, uffici e negozi: infatti, alcune tra le persone più anziane ricordano che in Corso Milano, oltre la casa “Miglioranzi”, non si incontravano edifici fino alle casette della Croce Bianca, essendo la strada circondata dalla campagna. Le uniche abitazioni che si scorgevano nella nostra zona erano case coloniche di contadini che si occupavano in loco delle loro terre.
Un primo nucleo abitato più consistente si formò nel 1939, quando Angelo Dall’Oca Bianca, il famoso pittore di Verona che operò anche nel nostro quartiere, lasciò in dono al Comune una parte dei suoi averi per la costruzione di case da destinare “ai poveri della città”, come si legge nel suo testamento. Tracce delle antiche casette del villaggio si possono riconoscere qua e là vicino alla chiesa, in Via Agrigento e nel parco F.lli Turazza, dove c’è la sede di varie associazioni: si tratta di case basse, costituite dal solo pianterreno, sufficienti in genere per una o due famiglie; normalmente sono circondate da una buona porzione di giardino. Il gruppo di case lasciate da Dall’Oca Bianca venne ben presto identificato con il termine “Villaggio Dall’Oca” e costituiva un dedalo di viuzze che si estendeva fino alla ferrovia da un lato e verso il Chievo dall’altro.
Negli anni ’60 vennero realizzati i condomini di Via Zancle e dintorni e si assistette ad una prima, relativamente massiccia, immigrazione dalla campagna e da altre zone di Italia nel nostro quartiere che cominciò ad essere denominato Borgo Nuovo.
La situazione rimase pressoché stabile fino agli anni ’80, quando una seconda, più imponente, urbanizzazione coinvolse il quartiere. Si iniziarono a realizzare infrastrutture quali parchi pubblici, si cominciò ad avere un regolare servizio di autobus che collegava con il centro città, si realizzarono marciapiedi e piste ciclabili.
Oggi Borgonuovo è a tutti gli effetti un quartiere residenziale di Verona in continua espansione. Si avvia a diventare un insostituibile punto di appoggio per tutti coloro che vivono e lavorano in centro o in periferia, grazie alla vicinanza con gli svincoli della superstrada e, di conseguenza, con le grandi vie di comunicazione.

Elisabetta Vanzo

«La comunità evangelizzatrice si dispone ad “accompagnare”. Accompagna l’umanità in tutti i suoi processi, per quanto duri e prolungati possano essere» (Francesco, Esortazione Apostolica “Evangelii gaudium”, n. 24).

Il nostro quartiere, a differenza di molti altri della nostra città, ha una storia piuttosto recente. Lo sviluppo maggiore si è concentrato dopo la Seconda Guerra Mondiale con il boom edilizio che ha coinvolto Verona.
Prima di questo periodo, grandi distese di terre coltivate (soprattutto a pesche) occupavano gli spazi dove oggi sono presenti abitazioni, uffici e negozi: infatti, alcune tra le persone più anziane ricordano che in Corso Milano, oltre la casa “Miglioranzi”, non si incontravano edifici fino alle casette della Croce Bianca, essendo la strada circondata dalla campagna. Le uniche abitazioni che si scorgevano nella nostra zona erano case coloniche di contadini che si occupavano in loco delle loro terre.
Un primo nucleo abitato più consistente si formò nel 1939, quando Angelo Dall’Oca Bianca, il famoso pittore di Verona che operò anche nel nostro quartiere, lasciò in dono al Comune una parte dei suoi averi per la costruzione di case da destinare “ai poveri della città”, come si legge nel suo testamento. Tracce delle antiche casette del villaggio si possono riconoscere qua e là vicino alla chiesa, in Via Agrigento e nel parco F.lli Turazza, dove c’è la sede di varie associazioni: si tratta di case basse, costituite dal solo pianterreno, sufficienti in genere per una o due famiglie; normalmente sono circondate da una buona porzione di giardino. Il gruppo di case lasciate da Dall’Oca Bianca venne ben presto identificato con il termine “Villaggio Dall’Oca” e costituiva un dedalo di viuzze che si estendeva fino alla ferrovia da un lato e verso il Chievo dall’altro.
Negli anni ’60 vennero realizzati i condomini di Via Zancle e dintorni e si assistette ad una prima, relativamente massiccia, immigrazione dalla campagna e da altre zone di Italia nel nostro quartiere che cominciò ad essere denominato Borgo Nuovo.
La situazione rimase pressoché stabile fino agli anni ’80, quando una seconda, più imponente, urbanizzazione coinvolse il quartiere. Si iniziarono a realizzare infrastrutture quali parchi pubblici, si cominciò ad avere un regolare servizio di autobus che collegava con il centro città, si realizzarono marciapiedi e piste ciclabili.
Oggi Borgonuovo è a tutti gli effetti un quartiere residenziale di Verona in continua espansione. Si avvia a diventare un insostituibile punto di appoggio per tutti coloro che vivono e lavorano in centro o in periferia, grazie alla vicinanza con gli svincoli della superstrada e, di conseguenza, con le grandi vie di comunicazione.

Elisabetta Vanzo

Angelo Dall'Oca Bianca

ANGELO DALL'OCA BIANCA (1858-1942)

Angelo Dall’Oca Bianca è uno dei più importanti esponenti dell’arte veronese della prima parte del XX secolo.
Nato a Verona il 31 marzo 1858 in vicolo Cavalletto, figlio di un piccolo artigiano con difficoltà economiche, passa la sua infanzia e la sua adolescenza bighellonando per le strade di Verona, esperienza che si ritroverà totalmente nei suoi quadri. Per il suo temperamento forte e ribelle inizia un contrasto piuttosto deciso con la famiglia: dopo la morte del padre si riconcilia con i suoi cari, in particolare con la madre, alla quale sarà sempre più affezionato con l’andare degli anni.
Comincia ad esercitare i mestieri più umili e contemporaneamente si appassiona al disegno e alla pittura, aggiungendo al cognome paterno Dall'Oca la parola "Bianca".
Dopo essersi iscritto all’Accademia Cignaroli, l’accademia d’arte per eccellenza della nostra città, frequenta per qualche tempo l’Accademia d’Arte di Venezia e, a poco più di 20 anni, è considerato uno dei pittori più promettenti della scena artistica veronese, tanto che espone i suoi lavori in rassegne nazionali ed internazionali. In un articolo apparso su un giornale cittadino dell’epoca si sottolinea come sia riuscito a vendere dei quadri addirittura prima dell’apertura dell’Esposizione Nazionale di Milano, all’epoca assai nota e prestigiosa. Durante un soggiorno a Roma conosce la Regina Margherita di Savoia, che in seguito gli commissionerà alcuni dipinti.
Comincia a manifestare pure un certo interesse per la fotografia, grazie alla frequentazione di artisti che sono affascinati dalle potenzialità di questo nuovo mezzo espressivo.
Con l’acquisizione della fama, però, cominciano per Angelo Dall’Oca Bianca pure i primi dissapori con l’ambiente artistico veronese, tanto che nel 1890 il pittore giungerà alla clamorosa decisione di non voler più esporre nella sua città natale per un lungo periodo di tempo. Questo esilio volontario terminerà solamente ben 18 anni più tardi, nel 1908.
Intanto Angelo Dall’Oca Bianca è diventata una figura fondamentale per l’arte cittadina, anche grazie alla notorietà acquisita dalla partecipazione a numerose esposizioni e all’impegno profuso nella difesa delle forme di pittura tradizionali, a suo parere minacciate dall’avanzata delle avanguardie.
Nel frattempo scoppia e finisce la Prima Guerra Mondiale. Ormai vecchio e in aperta polemica con le nuove generazioni artistiche, Angelo Dall’Oca Bianca appare in pubblico sempre più raramente, in occasione di cerimonie importanti come il discorso tenuto in suo onore da Renato Simoni al Teatro Filarmonico o della mostra che gli dedica il Comune di Verona.
Nel 1939 inaugura il Villaggio che da lui prende il nome (ossia il nostro quartiere), costruito grazie al denaro di una donazione del pittore stesso e ampliato in seguito con il suo lascito testamentario, per offrire un rifugio ai poveri e ai diseredati della nostra città.
Muore il 18 maggio 1942, ad 84 anni.

Cosa ha dipinto Angelo Dall’Oca Bianca? Verona, i suoi monumenti, le sue piazze, le sue primavere frivole e leggiadre ed i suoi autunni cupi ed uggiosi; in senso traslato, ha descritto le gioie della giovinezza ed i tormenti della vecchiaia.
Angelo Dall'Oca Bianca amava Verona, la adorava, era il luogo che conosceva meglio al mondo per le scorribande che vi aveva compiuto durante la sua giovinezza. Ha dipinto la gente di Verona, i popolani che affollano Piazza Erbe, i diseredati dei quartieri più umili, la decadenza sociale ed economica della città dopo l’annessione al Regno d’Italia (1866) e le conseguenze della disastrosa inondazione del 1882 sulle classi meno abbienti della popolazione.
Verona è l'interlocutrice di Dall'Oca Bianca, gli racconta cosa vuole che dipinga e come vuole essere ritratta. Si ha così la dichiarazione d’amore di un cittadino nei confronti della città che l’ha protetto e custodito nelle sue viscere nei momenti in cui era più vulnerabile.

Da queste poche righe risulta evidente lo stretto legame che intercorre tra Angelo Dall’Oca Bianca, Verona ed in particolare il nostro quartiere: si può dire che Borgonuovo è nato ed esiste per merito suo. E noi abitanti del quartiere, come piccolo segno di ringraziamento, gli abbiamo dedicato la nostra piazza principale e il piccolo busto che si nota sul suo lato est (prospiciente alla chiesa).

Elisabetta Vanzo

Virginio Ferrari

VIRGINIO FERRARI (1937)

[Qui] puoi vedere il sito ufficiale dello scultore, con le sue opere.

Virginio Ferrari, scultore, vive e lavora tra Verona e Chicago.
È nato a Verona l’11 aprile 1937 in una famiglia nella quale sia il padre sia il nonno erano scalpellini attivamente impegnati nella ricostruzione dei monumenti di Verona distrutti o danneggiati dalla guerra; questa tradizione familiare ispira nel giovane un vivo interesse per la scultura e crea quel legame indissolubile con la sua città natale che porterà con sé in ogni parte del mondo: infatti, grazie alla tradizione familiare, impara a dare forma e vita ai materiali più diversi con cui viene a contatto, plasmandoli e manipolandoli a suo piacimento.
Nel 1959 si diploma all'Accademia Cignaroli di Verona mentre la sua storia artistica si sviluppa ulteriormente nelle fonderie di Verona, luogo di interscambi ed incontri culturali nonché fabbrica di nuove idee e di utilizzo di materiali diversi rispetto a quelli tradizionali. In questi luoghi i giovani artisti potevano incontrare i grandi maestri dell’arte scultorea (come Dalì o Mirò), dialogare con loro, apprenderne i segreti e sperimentare nuove forme e nuovi orizzonti artistici.
È in questo contesto che Virginio Ferrari può dare vita alla sua personale idea di scultura, che tiene conto della storia delle forme e del modo del loro comporsi negli artisti più avanzati. Le prove giovanili sono vicine all'espressionismo astratto ed al surrealismo: Ferrari evidenzia fin da subito una straordinaria capacità di dominare lo spazio, mentre si nota nelle sue opere una costante stratificazione che rimanda allo scorrere del tempo.
Ventiquattrenne, allestisce la prima mostra personale a Venezia, presso la Galleria XXII marzo della città lagunare. All’inaugurazione riceve importanti inviti oltreoceano, tanto che dopo un breve periodo di tempo si imbarca per la prima volta per gli USA.
Grazie all’amicizia con l’imprenditore americano Albert Pick, nel 1966 è designato Artist in residence e Professore alla prestigiosa University of Chicago, esperienza che si conclude nel 1976; in seguito si dà alla libera professione con un nutrito gruppo di altri artisti. Il trasferimento negli USA segna l’inizio di un'evoluzione del suo linguaggio, stimolata dal contatto con le grandi strutture urbane statunitensi che gli danno l'ispirazione giusta per pensare a grandi sculture da inserire in spazi molto ampi. In questo momento la sua sensibilità artistica si avvicina alla forme della Pop Art.
Le sue opere già negli anni Settanta evolvono in ampie strutture dalla composizione rigorosa, forme monumentali pure, semplici, tese all’essenzialità della linea geometrica, che creano un’unione tra la tradizione classica italiana e i fermenti nuovi della cultura d’oltreoceano. Le sculture di Ferrari, in bronzo, acciaio inossidabile, marmo e granito, si possono ammirare negli angoli delle strade e nei parchi, nei campus universitari e nelle biblioteche, nelle aziende e nelle collezioni private di tutti gli Stati Uniti: per la sola Chicago ha realizzato più di trenta sculture pubbliche.
A Ferrari vengono conferiti numerosi importanti premi e riconoscimenti fra i quali, nel 1977, l’Illinois State Service Award per la riqualificazione e l’umanizzazione degli spazi urbani: la sua ricerca, infatti, muove verso una nuova monumentalità tesa al dialogo con lo spazio esterno e in particolar modo con lo spazio urbano, di cui la scultura diviene molto spesso elemento essenziale.
Nel 1993 l’artista è nominato Cavaliere Ufficiale della Repubblica Italiana per il contributo offerto al mondo dell’arte in campo internazionale: le opere di Virginio Ferrari adornano ormai molti spazi in diverse città del mondo. In particolare a Verona, all’ingresso della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Forti, si può ammirare una sua scultura in corten (un tipo di ferro molto adatto alle lavorazioni artistiche) e pietra rossa di Verona, ad indicare il legame indissolubile fra questo artista e la nostra città: il titolo di questa scultura è “Ombre della Sera” e rappresenta delle figure nel buio della notte che vogliono instaurare un dialogo tra loro.
Il 16 settembre 2001 è inaugurata a Verona una scultura monumentale dal titolo “La Famiglia” collocata in quel Villaggio Dall’Oca Bianca dove Ferrari è nato e ha trascorso la sua giovinezza: quest’opera, a cui lo scultore tiene particolarmente, è collocata nel parco pubblico tra Via Zancle e Via Selinunte e vuole esprimere il ringraziamento a tutte le famiglie del quartiere che, negli anni difficili del dopoguerra, hanno saputo tenersi legati ai valori tradizionali pur vivendo in un contesto sociale ritenuto “a rischio” e hanno compiuto ogni genere di sforzo per portare Borgonuovo ad un sempre migliore livello di vita. L’opera è realizzata in acciaio inox con fasce di bronzo o rame su pavimentazione di breccia di Verona e simboleggia appunto la solidità del nucleo familiare, saldamente ancorato alla tradizione.
Le opere di Ferrari sono esposte in Argentina, Brasile, Belgio, Francia, Italia, Giappone e Stati Uniti. Nel 2003 la Galleria d’Arte Moderna di Verona ha dedicato all’artista un’ampia mostra antologica.

Elisabetta Vanzo