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«Tutto ha il suo momento, e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo. [...] Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per fare lutto e un tempo per danzare» (Libro di Qoelet 3,1.4).

Subito dopo l’Epifania, tutta la città si trova in preda ad un incredibile turbinio di colori, coriandoli, stelle filanti e maschere, ossia si accorge che è iniziato il Carnevale.
La maschera ufficiale di Borgonuovo è la Donzelletta del Sabato del Villaggio: è molto recente, specie in paragone con le maschere storiche del carnevale veronese, essendo nata nel 1984. Il suo nome rimanda al “Villaggio Dall’Oca Bianca”, ossia alla denominazione del nostro quartiere fino a qualche decennio fa, ma si rifa pure alla famosa poesia di Giacomo Leopardi “Il Sabato del Villaggio”, la cui protagonista è una donzelletta.
Ogni anno si tengono le elezioni della Donzelletta e la settimana successiva si svolge nel quartiere la sfilata delle maschere della nostra città e/o una bellissima Festa delle Mascherine per grandi e piccini.

IL CARNEVALE VERONESE
Il Carnevale veronese è tra i più antichi d’Italia. Affonda le sue origini nella notte dei tempi, ma possiamo indicare il 1531 come “anno ufficiale” della sua fondazione.
In quell’anno infatti, dopo le devastazioni della guerra, la città era in preda ad una forte carestia. Dal momento che i fornai avevano alzato il prezzo del pane e si rifiutavano di vendere il prodotto già preparato, una folla inferocita del quartiere di San Zeno assaltò le botteghe del pane sulla piazza, facendo razzia di pane e di grano. Per scongiurare una rivolta, si provvide subito alla nomina di alcuni cittadini, che a loro spese fornirono di che nutrirsi ai più poveri della contrada di San Zeno. Si dice che tra loro vi fosse anche Tomaso da Vico, che è considerato l’”istitutore” del Bacanal, avendo fatto distribuire a sue spese pane, vino, farina, burro e formaggio l’ultimo venerdì di carnevale, che da quel momento si chiamerà “Venerdì Gnoccolar”.
La tradizione carnevalesca veronese si interruppe solamente in occasione dei tragici fatti della Seconda Guerra Mondiale, resistendo a rivoluzioni, sovvertimenti politici e sociali, avversità economiche. Nel 1949 viene ripristinata questa festa tanto cara ai veronesi, adattata però ai tempi moderni: infatti, la carica del Papà del Gnocco passa da ereditaria ad elettiva mediante i suffragi dei capifamiglia sanzenati.
Oggi il carnevale conserva ancora intatto il suo legame profondo con la tradizione popolare veronese, pur innovandosi continuamente e non disdegnando scambi culturali con altri Paesi europei, come è accaduto con l’Eurocarnevale. Tuttavia, il fulcro della festa rimane sempre il “Venerdì Gnoccolar”, con la sua sfilata di carri allegorici per le strade del centro cittadino e il piatto di gnocchi fumanti che ogni famiglia veronese, secondo la tradizione, non mancherà mai di portare in tavola.

Il Papà del Gnocco è la principale maschera del carnevale veronese. Si presenta come un signore anziano, robusto, piuttosto rubicondo e con la faccia gioviale. Indossa un abito in broccato color avorio alternato al rosso, un cappello a tuba con attaccati dei sonagli e che termina in un turbinio di pizzi e trine, un mantello rosso foderato in raso bianco con al centro un’imbottitura a forma di gnocco, scarpe bianche in pelle con due pompon in lana rossa.
Immancabile per ogni re che si rispetti è lo scettro, rappresentato da una grande forchetta (in dialetto veronese detta “piron”) con infilzato un enorme gnocco, a ricordo forse della beneficenza di Tomaso da Vico. In fondo alla giacca e al panciotto si stende un vero e proprio tripudio di sonagli: basti pensare che sono 12 per ogni gamba, più quelli già ricordati del cappello. La barba è in lana di bufala. La sua sede storica è il rione di San Zeno.
Durante le sfilate cavalca o è accompagnato, da un asino ed è attorniato da tutta la corte gnoccolara, costituita da 12 ragazzini che distribuiscono caramelle ai bambini lungo il percorso della sfilata.
Viene eletto con suffragio universale dai cittadini di San Zeno, dopo un’accesa campagna elettorale tra i candidati alla carica, o da un conclave di chi ha già rappresentato la maschera in precedenza. Dopo l’elezione, in piazza San Zeno vengono preparati gnocchi caldi e vin brulè per tutti.

Elisabetta Vanzo